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Teheran, 27 ottobre 2014 

 

La missione che ho l’onore di adempiere in Iran è molto impegnativa. Viviamo un momento cruciale delle relazioni fra l’Iran e l’Italia, fra l’Iran e i Paesi occidentali, fra l’Iran e la regione che lo circonda.

Le dinamiche mondiali sono in movimento; un movimento rapido, talvolta convulso. Le interazioni umane accelerano a tutti i livelli; evolvono equilibri locali, regionali e globali che parevano immutabili. Questo cambiamento epocale dischiude straordinarie prospettive di sviluppo e prosperità, ma suscita anche squilibri planetari che devono essere corretti e nuove minacce globali che devono essere contrastate. La nuova realtà esige un’accresciuta cooperazione internazionale. Tutti gli attori internazionali responsabili debbono confrontare le loro analisi di questi fenomeni e ragionare assieme sulle risposte per affrontarli. Oggi il compito di un Ambasciatore a Teheran è molto impegnativo e molto interessante.

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Italia e Iran hanno una tradizione millenaria di confronto, di dialogo e di cooperazione. Sovente hanno affrontato problemi comuni. Nella remota antichita', ci furono momenti in cui rappresentarono, l’uno per l‘altro, la fonte del problema. Ma anche per questo hanno forgiato, assieme, un alfabeto comune per ribaltare i problemi in soluzioni, le frizioni in opportunità. La penisola italiana e l’altipiano iranico furono nell’antichità le sedi di due grandi imperi multiculturali. La loro interazione e la loro competizione produssero una frontiera. Questa frontiera divenne dapprima stabile e subito dopo cooperativa. Essa consentì il passaggio di persone, merci e idee, favorendo il fiorire dei sincretismi. In tal modo questi due imperi dettero un contributo decisivo alla stabilità e alla prosperità del mondo antico. Italia e Iran sanno come valorizzare la molteplicità, come gestire la complessità, come collegare le diversità.

Nel corso dei secoli, abbiamo contribuito a forgiare i grandi assi di comunicazione planetari. La Via della Seta, nelle sue diverse ramificazioni, ebbe nell’Iran il fulcro e nell’Italia l’approdo. Per millenni essa ha condotto da Oriente verso il Mediterraneo tecniche, pensiero, progresso. La penisola italiana ha avuto il compito storico di trasmettere tutto ciò verso l’Europa Nord-occidentale; poi ha raccolto i nuovi flussi in provenienza dal Nord-ovest e li ha ritrasmessi a Oriente, attraverso il mondo islamico e l’Iran.

Nel fare tutto ciò gli iraniani e gli italiani hanno sviluppato la capacità di dialogare fra loro e anche di facilitare il dialogo altrui. Col trascorrere dei secoli e dei millenni, la loro vocazione da imperiale si é trasformata in mediatrice. La loro funzione é stata sovente di collegamento culturale e spirituale fra ampi quadranti geografici. Le loro lingue hanno unito; le loro culture hanno spiegato anche i concetti dell’altra parte del mondo.

Ancora oggi le antiche civiltà di Italia e Iran hanno vocazione a produrre stabilità, ancorando i fluidi impulsi del presente alla solidità di una profonda memoria storica. Il vuoto e il caos che sovente oggi ci sgomentano possono essere gestiti se nella lettura dei processi contemporanei ci riappropriamo del parametro del tempo e di quello dello spazio. La Storia ha insegnato agli iraniani e agli italiani a pensare in termini universali, cioè globali. A guardare oltre i singoli avvenimenti per scorgere i grandi processi storici. A tessere reti di relazione a più livelli. Italia e Iran hanno perciò vocazione a parlare assieme dei nuovi problemi del mondo, cioè ad avere un dialogo strategico, ed hanno gli strumenti culturali per farlo. Nell’odierna realtà globale in rapida trasformazione, possono rappresentare due anelli capaci di mettere in comunicazione differenti ambiti geografici e culturali, aiutandoli a capirsi.

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Per tutto il secolo appena trascorso, Italia e Iran hanno intrattenuto rapporti fecondi. I cambiamenti politici non li hanno intaccati. Solo negli ultimissimi anni le relazioni economico-commerciali si sono affievolite e anche il dialogo politico si era rarefatto, a causa delle incomprensioni fra l’Iran e la comunità internazionale soprattutto sul programma nucleare iraniano. Mai è venuto meno il rispetto fra i due popoli e fra le due millenarie civiltà. Oggi però l’Italia è di nuovo all’avanguardia del rilancio del dialogo fra l’Iran e la comunità occidentale, e intende rimanerci.

Il Vice Ministro degli esteri Lapo Pistelli fu il primo esponente governativo occidentale a rendere visita all’Iran dopo le elezioni, il 6 agosto 2013, ad appena 48 ore dall’insediamento del Presidente Rohani. Il mese successivo, il Presidente del Consiglio italiano e il Presidente Rohani si incontravano a New York a margine dell’Assemblea Generale ONU. E, nel dicembre 2013, Emma Bonino fu il primo Ministro degli Esteri occidentale a visitare Teheran, seguita poco dopo dal Ministro della Cultura, Massimo Bray. La strada aperta dall’Italia è stata poi, giustamente e saggiamente, percorsa da tanti altri.

Adesso il dialogo politico fra Roma e Teheran è di nuovo intenso. Si articola a vari livelli, in diversi ambiti. Un’eccellente intesa anche personale si è prodotta fra il Ministro degli Esteri Zarif e la sua nuova omologa italiana, Federica Mogherini, che ha ora assunto la guida della politica estera europea. Già prima di incontrarsi a Roma, nel settembre scorso, essi mantenevano un intenso canale di dialogo, soprattutto in relazione all’aggravarsi delle tensioni regionali. Roma riconosce da tempo in Teheran un interlocutore cruciale, il cui responsabile contributo è indispensabile per stabilizzare in maniera duratura un vasto arco di crisi: perciò ha insistito nel 2013 per coinvolgere appieno l’Iran nella ricerca di una soluzione politica e non militare alla crisi siriana; e con altrettanta convinzione afferma oggi che il contributo di Teheran sarà vitale per contrastare efficacemente l’estremismo dell’ISIS in Iraq e in Siria.

L’intenso dialogo politico sarà propedeutico alla futura ripresa di relazioni economiche bilaterali di carattere strategico. Quando il raggiungimento di un accordo complessivo e soddisfacente sul nucleare consentirà di superare le sanzioni, la complementarietà fra i sistemi produttivi iraniano e italiano esplicherà appieno il suo potenziale. La reciproca comprensione e il profondo rispetto che sempre si producono fra italiani e iraniani faranno il resto.

Maturano ormai le condizioni affinché presto il rapporto fra Italia e Iran contribuisca, in misura via via più ampia, alla prosperità, alla stabilità e alla sicurezza dei popoli iraniano e italiano e delle regioni di cui essi fanno parte.


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